Giornata Mondiale dell’acqua

L’appello di Legambiente: “Consumiamo meno acqua minerale. Investiamo sugli acquedotti”

 

Nella Giornata Mondiale dell'Acqua Legambiente invita tutti gli italiani ad un gesto concreto: contenere gli sprechi e, per quanto possibile, preferire l'acqua del rubinetto. Per gli sprechi molte responsabilità sono di Governo e Amministrazioni: le reti di diffusione sono inadeguate e fatiscenti anche a causa dell'uso di materiali che nel tempo sono stati soggetti a corrosione: se nel 1975 la perdita del volume d'acqua era del 21%, oggi la dispersione rappresenta il 40% contro una media europea del 13%. Ogni italiano dispone di 383 litri di acqua al giorno anche se l'erogazione raggiunge i 278 litri: ciò significa che ben 105 litri di acqua al giorno per abitante vanno dispersi. Nel Mezzogiorno il 78% della popolazione ha una disponibilità insufficiente di acqua che non è necessariamente legata alla mancanza totale di una rete acquedotti, ma piuttosto alla loro cattiva gestione. Il 97,8% dei comuni italiani è infatti servito completamente o in parte dagli acquedotti. In realtà l’Italia è un paese mediamente ricco di acqua, grazie alle sue caratteristiche climatiche e morfologiche. Il volume medio annuale delle precipitazioni è di 296 miliardi di metri cubi: il 44% evapora ma il rimanente 56% può essere effettivamente considerato come risorsa idrica naturale, di superficie o sotterranea. Ma la ricchezza di acqua sotterranea è seriamente compromessa da una cattiva gestione, da prelievi eccessivi e non programmati, dall'inquinamento.

 

 

Un triste primato italiano: la cattiva abitudine dell’acqua minerale.

In Italia si consuma più acqua minerale che in qualsiasi altro Paese del mondo: circa 165 litri l'anno pro-capite (vedi tabella allegata con dati regionali). Nella sola ristorazione si utilizza acqua minerale per oltre 700 milioni l'anno pari al 35% del mercato totale nazionale, settore in crescita per effetto dell'aumento dei pasti fuori casa. Secondo la federazione confindustriale Mineracqua nel 2001 la produzione è cresciuta del 3% (10.650 milioni di litri), con un giro d'affari di 2,84 miliardi di Euro. Dopo anni di crescita a due cifre, ora il mercato famigliare è considerato quasi saturo (cresce al Sud, decresce al Nord).

 

L’impatto ambientale dell’acqua in bottiglia.

Se ogni italiano consuma 165 litri di acqua minerale in un anno, vuol dire che consuma in media 90 bottiglie di plastica e una trentina di vetro. La popolazione italiana conta 55 milioni di abitanti. Dunque ci sono quasi 5 miliardi di bottiglie di plastica da smaltire ogni anno. Tenendo conto che la raccolta differenziata della plastica ne intercetta il 20% circa, almeno 4 miliardi di bottiglie finiscono in discarica. Ogni anno bere ci costa circa 1 milione di metri cubi di discariche. Oltre a questo c’è il problema dell’impatto ambientale dovuto al trasporto su gomma delle bottiglie, con spostamenti del tutto irrazionali che portano acque del sud al nord e viceversa.

Ovviamente quello dell’acqua non è solo un problema italiano ma un problema globale. Su 6 miliardi di esseri umani nel mondo, il 25% non ha accesso all'acqua, cioè circa 1,5 miliardi. Nel Mondo l’acqua può essere anche motivo di guerra, come in Palestina e in Irak. In questo senso Legambiente aderisce al Comitato Italiano per un Contratto Mondiale dell’Acqua (www.contrattoacqua.it).

 

Tutti i pregiudizi che danneggiano l’acqua d’acquedotto.

Il business dell’acqua minerale si regge su una totale carenza di informazione e una buona dose di pregiudizi. L’insieme di questi pregiudizi fanno sì che l'interesse per l'acqua degli acquedotti decresca, gli investimenti languano, la manutenzione lasci sempre più a desiderare e che un patrimonio pubblico scompaia per lasciare spazio alla ben più costosa acqua con tanto di marca e bottiglia.

 

 

- Pregiudizio 1: l’acqua in bottiglia è più salubre

Per legge non è così. Perché le le concentrazioni di sostanze tossiche e la frequenza dei controlli sono molto più precisi e ristrettivi per l'acqua dell'acquedotto (vedi tabella allegata). Nella pratica tutto è lasciato alla bontà dei controlli sull'acquedotto pubblico dall'onestà dell'imbottigliatore.

 

- Pregiudizio 2: L'acqua in bottiglia è pura di fonte, mentre quella dell'acquedotto è trattata.

L'acqua minerale, che è solo una parte dell'acqua imbottigliata, non dovrebbe subire trattamenti. Ma anche l'acqua dell'acquedotto è talvolta pura acqua di falda: è così per metà dei Comuni in provincia di Milano.

 

- Pregiudizio 3: L'acqua di falda ( e quindi l'acqua del rubinetto) è inquinata.

Anche molte acque in bottiglia sono acque di falda. Entrambe debbono essere sottoposte a controlli e a trattamenti di filtraggio per eliminare gli inquinanti. Quando il Sindaco viene informato che l'acqua distribuita non è potabile ne deve vietare il consumo alimentare e in tal caso è giusto ricorrere all'acqua imbottigliata. Il contrario se l'impresa o il magistrato ritira dal commercio una partita di acqua di cui si è scoperta la non idoneità. In entrambi i casi la notizia è in genere riportata sui giornali.

 

- Pregiudizio 4: l’ acqua minerale ha meno sali di quella del rubinetto.

E' vero solo per le acque “minimamente mineralizzate”, cioè quelle   particolarmente leggere, altrimenti tutte le acque del rubinetto sarebbero caratterizzate come acque oligominerali (da 50 a 500 mg/l di residuo fisso). Le acque minerali, ricche di sali minerali, possono superare il 1500 mg/l di residuo fisso. Sono particolarmente consigliate per chi fa sport o chi si sottopone a cure particolari. Ma per sceglierle è meglio farsi consigliare dal medico e leggere bene l'etichetta (per altro non sempre completa).

 

- Pregiudizio 5: l'acqua in bottiglia si conserva pura, quella dell'acquedotto parte pulita ma si contamina strada facendo.

Le bottiglie dovrebbero garantire l'igiene e la non contaminazione dell'acqua. I casi di contaminazione del liquido per effetto di rilasci di sostanze chimiche presenti nei polimeri plastici sono infatti oggetto di una vasta letteratura scientifica. Ma lo stesso vale per le condotte di acqua potabile che, se corrose o danneggiate vanno senz'altro e in ogni caso manutenute e sostituite. Inoltre l'acqua distribuita è in genere in pressione e esce dalle tubazioni. L'acqua scorre e si rinnova di continuo. Non è così per l'acqua in bottiglia. Provate ad immaginare la vostra bottiglia aperta da qualche ora a temperatura ambiente: è certo che la carica batterica presente la renderebbe certamente non potabile per un acquedotto.

 

- Pregiudizio 6: l'acqua in bottiglia non è poi così cara.

Il costo oscilla tra le 200 e le 1.000 lire al litro. A cui bisognerebbe aggiungere il costo di smaltimento come rifiuto (o di riciclaggio) delle bottiglie. Un prezzo tutto sommato simile a quello della benzina, al netto delle tasse. Mentre per l'acqua dell'acquedotto si paga qualche centinaio di lire al metro cubo, cioè per mille litri. In questo costo è inclusa anche la tariffa comunale per la depurazione. Insomma costa mille volte di meno. Forse è per questo che non l'apprezziamo.

 

Come fare per sapere se l'acqua che si beve è pura?

I laboratori che analizzano l'acqua comunale inviano i risultati delle analisi con frequenze periodiche (anche settimanali) ai Sindaci: è al Comune che si chiede informazioni che per legge dobbono essere comunicate ai cittadini entro un mese. Per le acque commerciali la richiesta deve essere inoltrata all'azienda, a cui in genere conviene mostrare le analisi.

 


 

 

STIMA DEI CONSUMI DI ACQUA MINERALE PER REGIONE  (1997)

 

Regioni

consumi procapite (litri)

abitanti

( x 1.000)

consumi regionali

( milioni di litri)

Piemonte

177

4.289

759

Valle d'Aosta

112

119

13

Lombardia

193

8.925

1.723

Trentino Alto Adige

84

913

77

Veneto

179

4.433

794

Friuli Venezia Giulia

128

1.189

152

Liguria

160

1.659

265

Emilia Romagna

179

3.925

703

Toscana

198

3.523

698

Umbria

154

826

127

Marche

123

1.443

177

Lazio

126

5.202

655

Abruzzo

85

1.271

108

Molise

106

331

35

Campania

107

5.763

617

Puglia

165

4.083

674

Basilicata

81

609

49

Calabria

46

2.076

95

Sicilia

109

5.095

555

Sardegna

91

1.661

151

ITALIA

147

57.335

8.427

 


 

 

SCHEDA: I LIMITI DI LEGGE PER LE SOSTANZE INQUINANTI

ACQUE MINERALI E ACQUE D’ACQUEDOTTO A CONFRONTO

    Secondo l'Unione Europea (UE) la legislazione italiana in tema di acque minerali è piuttosto permissiva, i limiti di diverse sostanze ritenute inquinanti e contaminanti sono troppo alti, a confronto con la normativa europea relativa alle acque potabili. La normativa italiana, grazie ad un decreto (542/92) che detta per le acque minerali naturali limiti inferiori a quelli previsti per le acque potabili (d.p.r.236/88), permette l'imbottigliamento di 19 sostanze inquinanti e contaminanti in concentrazione superiore  a quella consentita agli acquedotti. Sui quotidiani italiani, agli inizi di febbraio 2001, si legge che per questi motivi l'UE ha pensato di aprire una procedura d'infrazione contro l'Italia. Il governo italiano per tutta risposta ha avanzato delle proposte di modifica ai limiti per alcune sostanze inquinanti.

I limiti delle acque

Sostanze

Acque potabili

Acque minerali

Nuovi limiti proposti per le acque minerali

ARSENICO

50mg/l

200mg/l

50mg/l

CADMIO

5mg/l

10mg/l

3mg/l

CIANURI

50mg/l

10mg/l

=

CROMO**

50mg/l

50mg/l

=

MERCURIO

1mg/l

1mg/l

=

NICHEL

50mg/l

Non preso in considerazione

=

SELENIO*

50mg/l

50mg/l

=

PIOMBO

50mg/l

50mg/l

10

IDROCARBURI POLICICLICI AROMATICI

0,2mg/l

0,2mg/l

=

BARIO

Non indicato

10mg/l

1mg/l

BORO

Non indicato

5251mg/l

=

TENSIOATTIVI (MRSA anionicilaurisolfato)

200mg/l

200mg/l

=

NITRATI

50mg/l

45mg/l

=

NITRITI

0,1mg/l

0,1mg/l

=

**= Il cromo da determinare nelle minerali è solo quello esavalente. Nelle acque da rubinetto va segnalato anche il trivalente, tossico quanto l'altro e più comune.

*= Sostanza tossica da dichiarare solo quando nell'acqua minerale raggiunge concentrazioni che nell'acqua potabile sono considerate velenose.

I valori delle acque potabili sono quelli massimi consentiti dalla legge. I valori delle minerali sono quelli al di sotto dei quali non c'è obbligo di etichetta. L'arsenico oggi è ammesso in bottiglia in misura quattro volte superiore al rubinetto. Il cadmio può raggiungere una concentrazione doppia. Al nichel e al cromo trivalente non è posto alcun limite. Per sette sostanze (dai fenoli ai pesticidi) i vecchi limiti vengono cancellati. Al loro posto le etichette esibiranno la sibillina dizione "assenti al limite di rilevabilità del metodo". Significa che le sostanze in questione non vengono percepite dagli strumenti scelti per la rilevazione. Riduzioni sono state previste per il cadmio e il piombo, quest'ultima però è l'unica sostanza per la quale sono stati adottati i limiti più severi contenuti nella nuova direttiva europea sulle acque potabili, in vigore nel 2003. Per il bario, il boro, il manganese e soprattutto per l'arsenico, su cui si addensavano le preoccupazioni, si è ritenuto di aspettare la direttiva europea specifica per le acque minerali, che si ritiene sarà meno rigorosa di quella sulle acque da rubinetto. Resta invariato il limite dei nitrati senza alcun obbligo per il produttore di acque che superino i 10mg/l di sconsigliarne l'uso ai bambini.