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CARE, LOSCHE E TRISTI ACQUE
(IN BOTTIGLIE DI
PLASTICA)
Alla fine dell'Ottocento, quando mia nonna era bambina, la sua
famiglia viveva in una casa in cui non c'era l'acqua corrente, come
in quasi tutte le case. Così ogni giorno dovevano andare a prenderla
alla fontana nella piazzetta vicina. La vedo con gli occhi
dell'immaginazione scendere le scale insieme a sua madre o sua
sorella cariche di brocche e secchi, fare un piccolo tratto di
strada, mettersi in coda chiacchierando con le altre donne e le
altre bambine in attesa del loro turno, tornare a casa portando a
braccia i recipienti pieni. Una vita faticosa e dura.
Oggi, dopo più di cento anni di progresso, nei supermercati le
persone riempiono i carrelli di bottiglie di plastica piene d'acqua,
le scaricano nei portabagagli delle automobili con cui le portano
fino alle loro abitazioni, le scaricano dai portabagagli e le
portano a braccia in casa. Proprio come faceva mia nonna. Ma con sei
differenze rispetto a lei.
1. Mia nonna era costretta a fare la fatica di portare a braccia
l'acqua in casa. La sua non era una scelta. Oggi le persone che
fanno questa fatica, non vi sono costrette. La loro è una scelta. E
il passaggio dalla costrizione alla libertà di scelta è un
progresso, baby!
2. Mia nonna per portare l'acqua a casa doveva soltanto scendere le
scale e fare un breve tratto di strada a piedi. Oggi le persone per
coprire il tragitto casa - supermercato - casa usano l'automobile.
Impiegano più tempo, hanno costi di trasporto e consumano fonti
fossili, che emettono CO2, ossidi di azoto (NOx) e polveri sottili (pm
10), incrementando l'effetto serra e inquinando l'aria. Ma andare in
automobile invece che a piedi è un progresso, baby!
3. L'acqua che portava a casa mia nonna era attinta dalla falda
idrica sottostante; l'acqua in bottiglia che si porta a casa oggi
dai supermercati viene da centinaia, o migliaia di chilometri di
distanza. Ha un costo di trasporto e consuma fonti fossili, che
emettono CO2, ossidi di azoto (Nox) e polveri sottili (pm 10),
incrementando l'effetto serra e inquinando l'aria. Ma l'estensione
dei mercati è un progresso, baby!
4. I recipienti di metallo con cui mia nonna trasportava l'acqua
erano sempre gli stessi; quelli utilizzati oggi sono di polietilene
tereftalato (PET) monouso. Per produrli si è consumato petrolio in
un'industria petrolchimica (2 kg. di petrolio per kg. di plastica);
si è consumato gasolio per trasportarli dall'industria petrolchimica
allo stabilimento dove è stata imbottigliata l'acqua; altro gasolio
si consumerà per portarli dalle abitazioni ai cassonetti della
raccolta differenziata e di qui a... Al consorzio obbligatorio
Replastic? Alla discarica? All'inceneritore? Ogni trasporto delle
bottiglie di plastica ha comportato un costo e un consumo di fonti
fossili, che emettono CO2, ossidi di azoto (Nox) e polveri sottili (pm
10), incrementando l'effetto serra e inquinando l'aria. Ma
l'economia di mercato e l'industria sono un progresso, baby!
5. La produzione di un chilogrammo di PET richiede 17,5 chilogrammi
di acqua e rilascia in atmosfera 40 grammi di idrocarburi, 25 grammi
di ossidi di zolfo, 18 grammi di monossido di carbonio e 2,3
chilogrammi di anidride carbonica (Paul Mc Rande, The green guide,
in State of the world 2004, Edizioni Ambiente, Milano 2004, pagg.
136-137). Poiché una bottiglia in PET da 1,5 litri pesa 35 grammi,
con un chilo di PET se ne fanno 30. Pertanto, per trasportare 45
litri d'acqua se ne consuma quasi la metà. A mia nonna poteva
caderne qualche goccia per strada se riempiva troppo i suoi
recipienti. Quanto all'emissione di gas, al massimo qualche volta
sotto lo sforzo poteva rilasciare qualche scorreggetta.
6. L'acqua che portava in casa mia nonna non costava nulla, l'acqua
in bottiglie di plastica costa da 2 a 4,5 euro alla confezione di 6
bottiglie da 1,5 litri (prezzi di novembre 2004). In realtà il costo
effettivo dell'acqua contenuta nelle bottiglie è solo l'1 per cento
del costo di produzione totale, mentre l'imballaggio ne assorbe il
60 per cento. Ma si può spendere di più solo se si è più ricchi e la
crescita della ricchezza è un progresso, baby!
Rispetto ai tempi di mia nonna, per fare la stessa fatica e avere la
stessa utilità ci vuole più tempo, si inquina molto mentre prima non
si inquinava affatto e si paga mentre prima non si pagava. Il
contributo alla crescita del prodotto interno lordo dato dalla
produzione e dal commercio delle acque in bottiglia ha comportato un
peggioramento della qualità della vita individuale e della qualità
ambientale. Questo è il progresso, baby?
Quanto paga e quanto inquina in un anno una persona che consuma
acqua in bottiglie di plastica nella misura di 1 litro al giorno?
Trecentosessantacinque litri corrispondono a poco più di 40
confezioni da 6 bottiglie di 1,5 litri (240 bottiglie). Ai prezzi
attuali il costo va da 80 a 180 euro all'anno.
Per trasportare 15 tonnellate, che corrispondono a 10.000 bottiglie
d'acqua da 1,5 litri, un camion consuma 1 litro di gasolio ogni 4 km
(25 litri ogni 100 km). Ipotizzando una percorrenza media di 1.000
km, tra andata e ritorno (l'acqua altissima e purissima che va
dall'Alto Adige alla Sicilia ne percorre molti di più), il consumo
di gasolio ammonta a 250 litri, ovvero 250.000 cm3 che, divisi per
10.000 bottiglie corrispondono a 25 cm3 di gasolio per bottiglia.
Moltiplicando 25 cm3 per 240 si deduce che il consumo giornaliero
pro-capite di 1 litro di acqua in bottiglia comporta un consumo di 6
litri di gasolio all'anno.
A questi 6 litri di gasolio vanno aggiunti:
- i consumi di petrolio per produrre le bottiglie di plastica (8 kg
per 240 bottiglie);
- i consumi di gasolio dei camion che trasportano le bottiglie di
plastica vuote dalla fabbrica che le produce all'azienda che
imbottiglia l'acqua e dei camion della nettezza urbana che le
trasportano dai cassonetti agli impianti di smaltimento;
- i consumi di benzina degli acquirenti nei tragitti casa -
supermercato - casa e casa - cassonetti - casa.
Ipotizziamo quindi che il consumo annuo totale di combustibili
fossili pro-capite di una persona che compri l'acqua in bottiglie di
plastica sia di almeno di 8 litri di gasolio/benzina oltre gli 8 kg
di petrolio.
Una famiglia di quattro persone spende quindi ogni anno da 320 a 720
euro e fa bruciare almeno 32 litri di combustibili fossili per bere
acqua in bottiglie di plastica invece dell'acqua potabile che sgorga
dal rubinetto di casa. Evidentemente pensa di ottenere vantaggi
superiori ai costi economici che sostiene e ai danni ecologici che
genera. Dal punto di vista chimico e batteriologico questi vantaggi
non ci sono. Dal punto di vista organolettico possono esserci se
l'acqua distribuita dall'acquedotto è troppo clorata. Ma per
toglierle il sapore del cloro è sufficiente scaraffarla con un po'
di anticipo, o utilizzare appositi filtri che con un costo molto
minore, senza fatica né perdite di tempo consentono di eliminarlo.
In realtà il costo dell'acqua minerale in bottiglia comprende anche
il costo delle frottole che si bevono insieme ad essa. Una di queste
acque, secondo la pubblicità fa digerire tutto. Non c'è indigestione
o ingordigia che tenga. Più ne bevi e più digerisci. Una fa fare
tanta pipì (come tutte le acque; più ne bevi e più ne fai, anche con
quella del rubinetto). Una ha un effetto collaterale sorprendente:
risveglia il desiderio erotico. Una è fatta con energia verde al
cento per cento. Ammesso che un'energia senza impatto ambientale
esista, anche la plastica della bottiglia è di energia verde, anche
il gasolio necessario a trasportarla? Un'altra è altissima (embè?) e
purissima (vorrei vedere...). Una si pubblicizza facendo fare una
pernacchia a una particella di sodio che poi se la ride da sola. Una
è di qualità trasparente (ci mancherebbe anche che fosse
torbida...). Una a volte fornisce l'apporto di calcio necessario a
prevenire l'osteoporosi nella terza età, a volte è utile nella
prevenzione della calcolosi perché è povera di calcio. Insomma solo
se si beve di tutto si può scegliere di bere l'acqua in bottiglia.
Se invece non si beve di tutto e al posto dell'acqua in bottiglia si
beve l'acqua del rubinetto, si ottiene un risparmio economico che
comporta una diminuzione dell'inquinamento ambientale e un
miglioramento della qualità della vita individuale. E una decrescita
del prodotto interno lordo in conseguenza della diminuzione non solo
della domanda di acqua in bottiglia, ma anche dei prodotti
petroliferi utilizzati in tutte le fasi della produzione e del
trasporto.
Ciò disturba non solo le industrie che imbottigliano e vendono acqua
minerale, le aziende di trasporti e le industrie petrolchimiche, ma
anche i ministri delle finanze perché riduce il gettito dell'IVA
sulle vendite di acqua in bottiglia e delle accise sui carburanti
che si consumano per produrle e trasportarle; gli altri ministri
perché di conseguenza si riducono gli stanziamenti dei loro bilanci;
i sindaci e i presidenti delle aziende municipalizzate, o consorzi,
o S.p.A. a prevalente capitale pubblico per la gestione dei rifiuti
perché diminuiscono gli introiti delle discariche e degli
inceneritori; i gestori di reti di teleriscaldamento alimentate da
inceneritori, perché devono rimpiazzare la carenza di combustibile
derivante da rifiuti (che ritirano a pagamento) con gasolio (che
devono comprare).
«Prima di trasferirmi in città per trovare lavoro, al paese ho
sempre bevuto acqua di sorgente. L'acqua dell'acquedotto non ce la
faccio proprio a berla. Ma con i soldi dello stipendio posso
comprarmi l'acqua di sorgente imbottigliata. E pagare la benzina
necessaria per andare a prenderla e portarla a casa. Sì lo so che al
paese non la pagavo nulla e che le bottiglie di plastica fanno
aumentare i rifiuti, ma io ho una coscienza ecologica e sono
convinto che non c'è futuro per l'umanità senza uno sviluppo
sostenibile.
Per questo faccio una scrupolosa raccolta differenziata. Inoltre
comprando l'acqua in bottiglia sostengo l'occupazione nelle aziende
che producono bottiglie di plastica, nelle aziende che imbottigliano
l'acqua, nelle aziende di trasporto, nelle agenzie pubblicitarie che
inventano tanti spot spiritosi, nelle aziende che raccolgono e
smaltiscono i rifiuti. Sono un benefattore dell'umanità. Eppure,
nonostante i miei comportamenti virtuosi, adesso vogliono costruire
un termovalorizzatore nel quartiere in cui abito.
Dicono che è un impianto sicuro e non emette inquinanti, come i
vecchi inceneritori. Anzi, le ultime analisi dimostrano che ne esce
un'aria più pulita di quella che entra. D'altra parte se i rifiuti
aumentano occorrerà pure trovare un sistema ecologicamente corretto
di smaltirli. Però l'inceneritore, pardon il termovalorizzatore,
avrei preferito che lo facessero un po' più lontano da casa mia».
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